i semi di Yaya

“Vivo qui. Lavoro qui. Basta discriminazioni”.

“Giustizia per Yaya”.

“Yaya è tutti noi”.

Queste le uniche parole, ripetute come fossero un mantra durante tutto il corteo, che riecheggiano per le vie di Ferrara. Nessuna bandiera. Nessuno slogan.

Eppure, proprio in quelle parole sta il senso più profondo della manifestazione.

La catena infinita degli appalti scarica sugli ultimi, sui più ricattabili, il costo dell’economia capitalista. E gli ultimi sono i migranti. Contratti di pochi giorni, nessuna formazione, nessun presidio di sicurezza. Questi lavoratori e queste lavoratrici vengono usati come carne da macello. E come in un macello muoiono. Schiantati dalle macchine. Yaya Yafa muore così: al suo terzo giorno di lavoro, schiacciato da un camion, mentre lavora in uno dei poli nazionali della logistica.

Gli amici e le amiche di Yaya chiedono giustizia. Organizzano il corteo. Una manifestazione di migranti in ricordo di un migrante. Con buona pace dell’eurocentrismo che spesso emerge quando si parla di immigrazione.

Fra una preghiera ed un canto, il corteo di snoda per la città. Rabbia e lacrime lo accompagnano.

Ed una richiesta. Che lega e tiene assieme tutti, non solo i migranti: basta accettare condizioni di lavoro indegne. Basta allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Ecco i semi di Yaya.